Lee Siegel contro Internet; intervista al Wall Street Journal

Nuovo attacco al web e alle sue manifestazioni odierne: questa volta i fendenti sono portati dallo scrittore americano Lee Siebel, di cui fino a qualche minuto fa ignoravo l’esistenza, nel suo libro Against the Machine: Being Human in the Age of the Electronic Mob.

Siegel è stato più volte al centro di polemiche contro la blogosfer, arrivando addirittura a coniare il termine “blogofascism”, che indicherebbe la tendenza ad usare i blog per attaccare e insultare i propri avversari impunemente.

Tramite Mashable! trovo questa interessante intervista a Siegel, dove – per quanto si possa o no essere d’accordo con l’autore – i concetti espressi fanno certamente riflettere.

Secondo Siegel, l’interazione online è “con fantasmi”, non sono vere interazioni ma solo “connected points of isolation”, punti di connessione isolata.

Interessantissima poi la distinzione fra “cultura popolare” e “cultura della popolarità”: per lo scrittore un tempo la cultura popolare portava le persone a scoprire ciò che a loro piaceva; oggi, con Internet, la cultura della popolarità porta le persone a scoprire quello che piace a tutti, ciò che è più popolare.

La gente parla e discute di ciò che parlano e discutono gli altri: è un gigantesco passaparola all’interno del quale nessuno più pensa per conto suo ma si limita a commentare o a riportare concetti altrui, che godono di più popolarità.

Questo aspetto sarebbe inestricabilmete legato alla necessità di essere il più letti e popolari possibili, in modo da sapersi pubblicizzare al meglio e guadagnare così dai vari “click” o dalle svariate volte in cui i propri articolo vengono letti.
Gli autore tenderebbero a scrivere di eventi o accadimenti solo per essere sulla cresta dell’onda e, potenzialmente, il più pubblicizzati possible.

Una tendenza che porterebbe al cultura ad essere sempre più commerciale, in cui la filosofia del Web, soprattutto del Web 2.0, tendente alla partecipazione e alla creazione di contenuti, lascia il posto ad una tendenza a voler solamente essere popolari, per trarne guadagno.

Fondamentalmente il concetto espresso da Siegel è che Internet è un prodotto eccessivamente figlio dell’economia e che andrebbe maggiormanete controllato affichè possa diventare qualcosa di più di un mero strumento per far soldi, ma un mezzo per costruire vere relazioni.

Per chi fosse interessato, ecco l’intervista presso il Wall Street Journal.

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